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Me-Ti

Ceuta tra panico identitario e “sfida del noi”

Maurizio Coppola

Le immagini hanno fatto il giro del mondo: giovedì 30 luglio, 60’000 persone sono entrate nell’exclave spagnola di Ceuta, sia via terra che via mare, in cerca di un’accoglienza che non sarebbe poi mai arrivata. I vari capi di Stato e le testate giornalistiche parlano della “più grave crisi migratoria della storia spagnola recente”. Ma tante cose non quadrano né nelle dinamiche dei fatti, né nelle narrazioni che si sono affermate nelle ore dopo l’accaduto.

Il governo spagnolo, attraverso il primo ministro “socialista” Pedro Sánchez, ha subito attribuito alle “mafie che trafficano essere umani” la “violazione dell’integrità territoriale della Spagna”. L’8 luglio 2026, il Tribunale Supremo spagnolo aveva effettivamente emesso una sentenza che prevede che le persone migranti intercettate in mare mentre provano a raggiungere Ceuta (o Melilla, l’altra exclave spagnola in territorio marocchino) non possano essere “respinte a caldo”, ma che siano le autorità spagnole a dovergli attribuire il diritto di fare richiesta d’asilo. 

L’estrema destra spagnola ha colto la palla al balzo: Santiago Abascal, il massimo esponente del partito Vox, ha parlato di “invasione”, di “mandare l’esercito a Ceuta” e “chiudere la frontiera con il Marocco”. Allo stesso tempo ha incitato i cittadini, di fronte al fallimento dello Stato, a prendere la situazione in mano e a espellere loro stessi i migranti “con ogni mezzo necessario”, in pieno stile Citizen Vigilante.

La destra internazionale ha perlopiù battuto sullo stesso chiodo. Il presidente statunitense Trump ha citato la Spagna di Sánchez per attaccare i competitor democratici in vista delle elezioni midterm: se il Paese dovesse tornare in mano al Partito democratico, la frontiera USA-Messico si trasformerebbe in una grande Ceuta. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen invece ha dichiarato che “le immagini di Ceuta sono inaccettabili, che i rimpatri siano rapidi”. E non poteva mancare il governo italiano che ha subito sospeso l’accordo di libera circolazione delle persone tra l’Italia e la Spagna (Schengen), misura che ha come unico scopo di creare maggiori paure “dell’invasione dei barbari” perché anche se a tutti i 60.000 migranti le autorità spagnole avessero concesso il diritto di fare richiesta d’asilo, queste persone non rientrano nelle regole della libera circolazione.

Nel frattempo, quasi 50.000 migranti sono tornati volontariamente in Marocco e la “crisi” sembra temporaneamente rientrata. Gli effetti di questa faccenda però li sentiremo ancora a lungo: nel 2027 si terranno elezioni politiche in Francia, Spagna e Italia, nel 2029 sarà il turno della Germania. In un contesto in cui la paura dell’altro, l’islamofobia e le minacce di “remigrazione” dominano il dibattito pubblico, serve chiarirsi su alcuni elementi fondamentali.

1. Le 60.000 persone che hanno varcato la frontiera spagnola sono esseri umani e fanno emergere delle questioni politiche di fondo. Primo: perché nessuno si è degnato di menzionare le oltre 60 persone morte nel tentativo di attraversare il mare, 60 persone che si aggiungono alle 1.570 persone che solo nella prima metà del 2026 sono morte o disperse nel Mediterraneo (numeri ufficiali dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni). Secondo: perché mentre i vari capi di Stato e commentatori – di destra, ma anche della sinistra progressista, ovviamente – puntano il dito contro le presunte mafie della migrazione o contro le masse di barbari che vogliono invadere la nostra civiltà, si occulta che il flusso migratorio dal Marocco in Europa (e in Italia) non si è mai fermato negli ultimi decenni e che i migranti fanno anche molto comodo alle economie europee: chi lavora vicino a noi nei nostri campi agricoli a raccogliere fragole e pomodori, nella logistica a spostare i pacchi o nelle fabbriche a montare pezzi di macchinari?

Proprio in questi ultimi mesi, i giovani marocchini ci hanno raccontato le ragioni per cui emigrano. Nel mese di settembre del 2025 è nato il movimento di protesta sociale e antiregime Gen Z 212  che ha riempito le strade delle maggiori città marocchine chiedendo più investimenti nei sistemi di salute e istruzione pubblici, migliori condizioni di lavoro per i giovani, la riduzione delle spese per le grandi opere inutili (in primis gli stadi di calcio per i Mondiali 2030) e la lotta contro la corruzione istituzionale (non vi suonano questi problemi che la gioventù marocchina ha fatto emergere nelle proteste?). Il regime marocchino ha risposto con una forte repressione, sono quasi 6000 le persone arrestate e interrogate, e violenza con minimo 3 morti e oltre 300 feriti, di cui alcuni gravi (e non vi è neanche familiare questa risposta di chi governa?).

2. Geopolitics matters. Alcuni commentatori autorevoli hanno giustamente inserito l’accaduto a Ceuta in un quadro geopolitico più ampio. Si parla del fatto che la visita di Stato di Sánchez in Algeria il 20 luglio scorso abbia fatto infuriare l’attuale re del Marocco Muhammad VI e che Trump e Netanyahu abbiamo fatto pressione sul governo marocchino per letteralmente accompagnare i 60’000 migranti alle frontiere in modo da “punire” Sánchez per le sue posizioni contro l’aumento delle spese militari per la NATO, il suo rifiuto della guerra in Iran e il genocidio del popolo palestinese.

Conosciamo benissimo le strategie criminali dell’imperialismo statunitense per indebolire i governi progressisti e rafforzare l’internazionale reazionaria a guida Trump. Ne abbiamo una prova con le ingerenze nei processi politici ed elettorali in America latina, continente che è ormai in mano delle destre più dure del continente. Ma lo rivela lo stesso documento sulla sicurezza nazionale degli USA che afferma senza peli sulla lingua che, in riguardo all’Europa, le “forze politiche patriottiche” sono i partner strategici per garantire la sottomissione del continente agli interessi statunitensi. Il fatto che il regime marocchino sia il primo partner politico, commerciale e securitario di Israele e che proprio il partito di estrema destra spagnolo Vox negli ultimi mesi abbia avviato una “normalizzazione” nei confronti del regime marocchino chiudono questo cerchio geopolitico.

3. Ma il problema di fondo rimane la politica migratoria dell’Unione europea. Se gli Stati Uniti e Israele fanno utilizzo della leva geopolitica e se le forze di estrema destra strumentalizzano queste tragedie umane per fomentare la “compensazione identitaria” tra i le popolazioni europee (le cui condizioni di vita e di lavoro si vanno sempre più erodendo proprio a causa delle politiche neoliberiste), questo è anche dovuto alla cessione volontaria dell’Unione europea di una parte della propria sovranità in materia di migrazione. Perché se da un lato le uniche misure migratorie vanno a rafforzare la militarizzazione delle frontiere (Frontex), smantellare i diritti e criminalizzare le persone migranti e rifugiate (vedi il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo varato il 12 giugno 2026 proprio su impulso del governo italiano), dall’altro lato per la “gestione dei flussi migratori” l’Ue si appoggia ai vari regimi in Turchia, Tunisia, Egitto, Marocco e Mauritania, così come alla criminale guardia costiera libica come nel caso dell’Italia. In cambio di miliardi e accordi commerciali, questi Paesi dovrebbero garantire il blocco dei migranti alle frontiere esterne dell’Ue, ma come già successo in passato (per esempio con la Turchia nel 2020 con i rifugiati siriani arrivati in Grecia), usano l’apertura dei confini verso l’Europa come strumento di pressione politica ed economica. Il fallimento delle politiche migratorie non è dovuto alle regolarizzazioni (tra l’altro poche e fatte male) o alle frontiere europee troppo aperte, ma a un’incapacità politica di aprire vie sicure e legali per entrare in Europa.

Dietro il “panico collettivo” alimentato dal dibattito politico e il richiamo dell’estrema destra di “blindare” la Fortezza Europa, ancora una volta Ceuta svela il carattere neocoloniale del progetto europeo e ci pone di fronte alla vera sfida politica, quella dell’alleanza strategica dei “nostri”.

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