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Cuba: sfide per il pensiero critico

Galfisa (Grupo América Latina, Filosofía Social y Axiología)

Pubblichiamo il Capitolo 2 del libro Cuba. Contradiciones, integraciones y consensos del collettivo di ricerca cubano Galfisa.
Abbiamo deciso di tradurre questa parte perché è la più densa e provocatoria del libro. Strutturata attorno a tre dibattiti fondamentali, essa si rivolge direttamente al marxismo critico dell’America Latina.
Il primo dibattito affronta la socializzazione della produzione e della riproduzione della vita: il collettivo di ricerca sostiene che la sfida del socialismo cubano non risiede solo nelle forme di proprietà, ma nella reale democratizzazione dei processi di lavoro e nella capacità collettiva di decidere sulle condizioni di riproduzione della vita. Lo Stato non può essere l’unico garante di questa trasformazione; è necessario ampliare gli spazi di protagonismo popolare, articolare imprese statali, cooperative e forme private in funzione di obiettivi sociali condivisi.
Il secondo dibattito interroga l’esercizio del potere e il rapporto tra cittadinanza attiva e popolo, rivendicando la partecipazione popolare non come mobilitazione strumentale né come procedura elettorale, ma come pratica quotidiana di trasformazione dei rapporti sociali. I Consigli Popolari sono indicati come l’anello più democratico del sistema politico cubano, con potenzialità rinnovate, ma anche con limiti che richiedono un’attenzione urgente.
Il terzo esamina i legami tra il Partito Comunista, le istituzioni pubbliche e il potere popolare, distinguendo attentamente tra legittimità formale e legittimità politica reale e mettendo in guardia dai rischi che la direzione politica si burocratizzi, si sposti dal protagonismo sociale verso logiche di gestione autoreferenziali o riduca la diversità dei soggetti collettivi a una finta uniformità.

***

Cuba incarna l’eresia di aspirare a un futuro al di là del capitale. Tuttavia, alcuni intellettuali ritengono esaurite le possibilità di portare avanti il progetto sociale della Rivoluzione cubana nel contesto del capitalismo globale. Altri sottolineano l’aumento della smobilitazione socialista di fronte all’indebolimento delle forze anticapitaliste regionali.

La realtà cubana presenta molteplici complessità che bisogna considerare per riconfigurare la sua essenza emancipatrice, ma conserva anche possibilità inedite per espandere la creatività sociale e la soggettività a partire da un immaginario collettivo in cui la spinta etica a favore dell’uguaglianza e della giustizia sociale funziona come criterio di sostenibilità ideologica e orizzonte di futuro. Le contraddizioni attuali pongono nuove sfide culturali e intersoggettive al processo socialista. 

Tra queste tensioni si dispiega la disputa tra le logiche di dominio del capitale e le alternative emancipatrici che emergono in una transizione socialista che persiste sotto minaccia.

Ogni rivoluzione anticapitalista ha dovuto affrontare il proprio contesto storico. La tenacia popolare di fronte alla politica ostile e criminale dell’imperialismo statunitense aiuta a spiegare l’inasprimento del blocco economico, dal quale ci si possono aspettare nuove aggressioni contro il progetto nazionale di emancipazione.

Emancipazione
– Difesa e rigenerazione della natura, dei corpi e dei beni comuni.
– Democratizzazione e riappropriazione sociale dei processi lavorativi.
– Conservazione e ricreazione della memoria collettiva e della diversità culturale.
– Cura e sostegno della diversità naturale ed ecosociale.
– Sviluppo del pensiero critico e di un’etica socio-ecologica inclusiva.
– Diritto a una vita umana dignitosa e alla giustizia ecosociale per tutte le persone.
Dominio
Mercificazione e spoliazione della natura, dei corpi e dei beni comuni.
– Precarietà e subordinazione dei processi lavorativi.
– Cancellazione delle memorie e standardizzazione culturale.
– Degradazione della diversità naturale e rottura dei tessuti ecosociali.
– Imposizione della ragione strumentale e dell’etica di mercato.
– Riproduzione delle disuguaglianze attraverso normative eteropatriarcali, razziste e borghesi.

La Cuba di oggi è una società dai contrasti marcati, in cui convivono sette generazioni con esperienze di vita differenti, e dove le ultime tre hanno attraversato condizioni materiali più difficili rispetto alle precedenti. Le tensioni si acuiscono con l’invecchiamento della popolazione, le migrazioni interne ed esterne, le asimmetrie di classe, generazionali, di genere e di colore della pelle, nonché con la stratificazione sociale dei nuovi attori economici che si spostano da un settore statale indebolito verso spazi privati ancora in formazione.

Queste contraddizioni erodono il consenso attorno al modello di società socialista formulato in recenti documenti programmatici del Partico comunista di Cuba (PCC), come la Concettualizzazione del modello economico e sociale cubano di sviluppo socialista del 2021. All’interno del processo rivoluzionario, l’ideale di emancipazione e l’esperienza storica concreta non sempre hanno coinciso. Le incoerenze tra economia, politica, ideologia e soggettività sociale limitano la socializzazione della produzione e della riproduzione della vita, incidendo sullo sviluppo delle relazioni sociali socialiste.

Di fronte alla proliferazione di modi di vita diseguali e aspettative contrastanti emergono frange di dissenso che si contendono lo spazio pubblico, configurando nuovi posizionamenti politici e ideologici. Comprendere le opportunità di emancipazione in un contesto avverso richiede di superare inerzie, pregiudizi ideologici, rifiuti aprioristici e timori di fronte a sfide nuove.1

Nel campo della teoria critica marxista persistono dibattiti con le letture dogmatiche sul rapporto tra ideale e realtà. Da una prospettiva critica non esiste un modello unico del “più perfetto ordine sociale” e si mette in guardia dalle dannose implicazioni politiche che derivano dall’imporre schemi astratti come se fossero realtà storiche. Gli ideali slegati dal contesto tendono a frenare l’iniziativa e la soggettività rivoluzionarie, mentre il volontarismo politico, il praticismo acritico e le letture rigide – proprie della prospettiva marxista dogmatica – riducono la complessità dei processi di transizione.2

La riflessione filosofica sul rapporto tra il soggetto e le soggettività nei processi di emancipazione ha costituito un asse centrale nelle tradizioni marxiste. Tuttavia, l’assolutizzazione e la rigidità interpretativa, il soggettivismo, le pretese di onniscienza razionale e le omissioni storiche – presenti nelle nostre esperienze e organizzazioni politiche – hanno portato a fallimenti che hanno intaccato la credibilità del pensiero e all’azione rivoluzionaria.3

Nei processi attuali di organizzazione popolare che stanno emergendo a Cuba si osserva un interesse a prendere le distanze dalle caratterizzazioni tradizionali e dalle identità prestabilite e a costruire – a partire da nuove pratiche – alleanze, piattaforme e agende politiche con prospettive emancipatrici.4

A livello globale, le lotte sociali popolari si confrontano con gli eccessi brutali delle forme contemporanee di dominio proprie delle società capitalistiche e cercano nuovi progetti politici in grado di articolare uguaglianza, democrazia e giustizia sociale. Nel caso cubano, uno dei principi di articolazione politica continua a essere quello dell’azione contro ogni forma di disuguaglianza, in opposizione alla logica competitiva e al primato dell’interesse individuale. La Rivoluzione cubana rimane un orizzonte di società possibile nella misura in cui ha dimostrato l’effettiva possibilità di raggiungere livelli significativi di uguaglianza e giustizia collettiva in condizioni storiche avverse.

Ciò ha significato una trasformazione storica dei bisogni umani, nella misura in cui si sono sviluppati processi di emancipazione progressiva nei confronti delle determinazioni del capitale e del lavoro alienato.Solo in quanto rivoluzione della prassi sociale può comprendersi il socialismo e, con esso, la possibilità di una trasformazione anticapitalista a Cuba.. Il marxismo dogmatico ha occultato la persistenza – e persino la riproduzione – di ideali borghesi nelle esperienze storiche socialiste, sottovalutando la capacità del capitalismo di costruire un’egemonia culturale e di presentarsi come senso comune e orizzonte desiderabile anche per i settori subalterni e oppressi.

Di conseguenza, a Cuba, il dibattito critico marxista – nelle sue dimensioni epistemologiche e ideologiche – si orienta  a svelare i processi di “naturalizzazione”, occultamento e legittimazione delle condizioni storiche del capitalismo, nonché il suo carattere oppressivo, discriminatorio, patriarcale, razzista e predatorio nei confronti della vita umana e della natura. 

La realtà si esprime nei modi concreti di produzione e riproduzione della vita da parte degli individui. È, come sottolineavano Marx ed Engels, “un modo determinato dell’attività di questi individui, un modo determinato di estrinsecare la loro vita, un modo di vita determinato”5. In questo senso, la comprensione delle soggettività e la delimitazione del soggetto popolare emancipatore richiedono un posizionamento critico di fronte alle forme di alienazione in cui si organizza la vita sociale, nonché una comprensione dialettica delle possibilità di trasformazione in un determinato contesto storico. 

Ciò che muove questa analisi è articolare le domande che emergono nei diversi spazi della società cubana dove Galfisa svolge il suo lavoro di accompagnamento e formazione politica: a che punto si trova, storicamente, la  Rivoluzione e in che direzione si evolvendo il rapporto di forze? Perché l’unità del movimento popolare continua a essere una sfida? In che modo le rivendicazioni economiche si traducono in sfide politiche di carattere rivoluzionario? A cosa aspirano oggi le cubane e i cubani?

La ricerca-azione partecipativa conferma l’urgenza di trasformazioni profonde, superando le visioni liberali della soggettività che la riducono a strumento funzionale dei sistemi di dominio e che, in non poche occasioni, si esprimono in forme di coscienza che rinunciano a progetti collettivi di giustizia sociale.

La portata e la rapidità dei cambiamenti in atto nella società cubana pongono anche sfide teoriche al movimento sociale popolare. Numerosi interrogativi  accompagnano questo dibattito. E sebbene non esistano risposte definitive, possiamo riconoscere un accordo che riguarda l’azione orientata al bene comune.

Allo scopo di spiegare la prospettiva critica di Galfisa e renderla comprensibile per il lavoro di formazione, accompagnamento e consulenza, approfondiremo questioni particolarmente controverse del dibattito attuale e decisive per la trasformazione socialista: 

  • la socializzazione della produzione e della riproduzione della vita
  • l’esercizio del potere dello Stato, della cittadinanza e del popolo
  • i legami tra il Potere Popolare, la dimensione istituzionale e il partito unico della nazione.

Sulla socializzazione della produzione e della riproduzione della vita

La Rivoluzione cubana ha proposto un paradigma democratico che ha articolato uguaglianza, giustizia sociale e dignità umana come fondamenti inseparabili del progetto emancipatorio. Questa triade costituisce il nucleo economico, politico ed etico del consenso rivoluzionario e ha orientato storicamente la costruzione istituzionale e le pratiche sociali del processo socialista. Nell’immaginario politico del movimento sociale popolare cubano persiste un’idea forte: la Rivoluzione cubana ha dichiarato il proprio carattere socialista sotto i colpi dell’invasione mercenaria di Playa Girón [nel 1961, ndt], iscrivendo così il proprio progetto in una definizione storica di resistenza e sovranità. Da questo orizzonte simbolico si riaffermano tre principi che hanno segnato la cultura politica rivoluzionaria: la Rivoluzione è fonte di diritto; non c’è Rivoluzione senza leadership; nessuna Rivoluzione vive nelle istituzioni.6

Nel 1976 è stato sancito costituzionalmente, per la prima volta, il carattere socialista dello Stato cubano: 

Cuba è uno Stato socialista dei lavoratori, indipendente e sovrano, organizzato con tutti e per il bene di tutti, come repubblica unitaria e democratica, per il godimento della libertà politica, della giustizia sociale, del benessere individuale e collettivo e della solidarietà umana. (Assemblea Nazionale del Potere Popolare, 1976, cap. 1, art. 1)

La Costituzione del 2019 ha introdotto modifiche significative riguardo alla natura dello Stato: 

Cuba è uno Stato socialista di diritto e giustizia sociale, democratico, indipendente e sovrano, organizzato con tutti e per il bene di tutti, come repubblica unitaria e indivisibile, fondata sul lavoro, la dignità, l’umanesimo e l’etica dei suoi cittadini per il godimento della libertà, dell’equità, dell’uguaglianza, della solidarietà, del benessere e della prosperità individuale e collettiva. (Assemblea Nazionale del Potere Popolare, 2019, cap. 1, art. 1)

Nel testo costituzionale vigente si riafferma il carattere “socialista” del modello economico, fondato sulla “pianificazione socialista” e sulla “proprietà socialista di tutto il popolo sui mezzi fondamentali di produzione”, nell’ambito di un rapporto in cui lo Stato agisce come rappresentante e amministratore degli interessi collettivi, mentre il popolo ne diventa beneficiario e proprietario.

Tuttavia, questa concezione è stata oggetto di dibattiti persistenti riguardo alla sua reale portata, specialmente in un contesto caratterizzato da processi di aggiornamento economico e ridimensionamento istituzionale. Esiste un ampio riconoscimento – sia tra sostenitori che tra i detrattori – del fatto che la pianificazione centralizzata continui a essere il nucleo organizzativo dell’economia, sebbene oggi si manifestino crescenti tensioni tra centralizzazione e decentralizzazione, tra la logica della direzione statale e l’ampliamento degli spazi decisionali a livello territoriale e produttivo.

In questo scenario, la sfida teorica fondamentale consiste nel ripensare la condizione socialista come un processo di socializzazione del potere e non solo come forma di proprietà o meccanismo di regolazione economica. In alcuni casi, la tradizione socialista ha ereditato la presunzione moderna che lo Stato, in determinate condizioni formali di democrazia, possa garantire da solo l’equità sociale attraverso la regolazione del mercato. Tuttavia, questa concezione tende a ridurre la trasformazione socialista a dispositivi amministrativi, generando inerzie burocratiche che limitano la creatività sociale e la partecipazione effettiva in ambiti decisivi come lo sviluppo sociale, l’organizzazione della cura, la cultura, la salute e l’istruzione.

Le condizioni di possibilità per il consolidamento di uno Stato socialista di diritto a Cuba dipendono quindi dall’ampliamento degli spazi di socializzazione, in cui la democrazia popolare e partecipativa assuma un ruolo protagonista. Lo schema binario che contrappone proprietà sociale e proprietà privata risulta insufficiente per comprendere le contraddizioni attuali tra le forme di direzione politica e le dinamiche reali di socializzazione nella società cubana. La questione decisiva sta nel democratizzare i processi socio-produttivi, superando sia il mito della regolazione statale onnipotente sia quello dell’autoregolazione del mercato, e ponendo al centro la capacità collettiva di decidere sulle condizioni di riproduzione della vita. Il modo in cui avanzeremo nel miglioramento di tali condizioni determinerà la transizione verso un progetto di socialismo il cui centro sia la società, non lo Stato né il mercato.7

La socializzazione del potere può concretizzarsi solo attraverso la democratizzazione del processo lavorativo, intesa come partecipazione effettiva alle decisioni, al controllo e alla distribuzione dei risultati dell’attività produttiva da parte di coloro che creano la ricchezza sociale. “Un essere si considera indipendente soltanto quando è padrone di sé, ed è padrone di sé soltanto quando è debitore a se stesso della propria esistenza”, scrisse Marx8, per il quale la libertà è il superamento graduale della dominazione attraverso l’autogestione e l’autogoverno. Al contrario, quando il riconoscimento sociale si riduce allo schema di stretta equivalenza della formula “lavoro per risultato” – cioè tra lavoro individuale e retribuzione –, si indebolisce la dimensione collettiva del lavoro e si erodono i fondamenti solidali della produzione sociale.

Le ricerche sui cambiamenti nel mondo del lavoro a Cuba evidenziano situazioni molto preoccupanti per quel che riguarda l’autonomia dei collettivi di lavoro e la percezione sociale dell’occupazione. Interrogativi ricorrenti – come quelli sulla dissociazione tra prosperità e lavoro, sul possibile raggiungimento di una realizzazione professionale solo tramite la migrazione, sulla scarsa centralità del diritto al lavoro dignitoso nelle rivendicazioni sociali o sull’espansione di immaginari consumistici – riflettono profonde tensioni culturali che attraversano il processo di riproduzione sociale nel contesto attuale.9

Lo sviluppo delle forze produttive richiede, di conseguenza, il rafforzamento del potere effettivo dei collettivi di lavoro attraverso maggiori gradi di autonomia e meccanismi reali di partecipazione a partire dagli spazi di base. L’articolazione tra imprese statali, cooperative, forme private e governi locali deve essere orientata alla costruzione di un tessuto produttivo in cui il ruolo di primo piano dell’impresa statale sia ridefinito in termini di controllo pubblico e responsabilità sociale e in cui gli altri attori economici si integrino come complementi coerenti con gli obiettivi strategici dello sviluppo nazionale.

La scommessa sulla socializzazione, diversificazione e decentralizzazione degli spazi produttivi riconosce la pluralità degli attori che intervengono nell’economia e apre un orizzonte di trasformazione che esige il rinnovamento dei meccanismi di rappresentanza e controllo democratico. Mantenere e approfondire il consenso sociale implica rafforzare la partecipazione dei cittadini alla deliberazione sul corso del progetto socialista, assicurando che l’ampliamento degli attori economici si traduca in maggiori capacità collettive di decidere sul destino comune e in una riproduzione della vita orientata dai principi di giustizia, equità e dignità.

Sull’esercizio del potere: cittadinanza attiva e popolo

L’attuale tessuto sociopolitico cubano configura un nuovo tipo di relazione tra leadership collettiva, istituzionalità e empowerment dei cittadini. In questo ambito di interazioni viene messa alla prova la capacità di chi esercita responsabilità pubbliche di costruire ponti tra la volontà politica e le pratiche concrete che rispondano agli interessi e alle necessità del popolo. La discussione sul potere e sulla democrazia popolare rimanda, quindi, alla disputa sull’organizzazione degli spazi e dei tempi della vita sociale: non solo sul piano politico, ma anche su quelli economico, istituzionale, ideologico, educativo, familiare, comunicativo, nonché nelle forme di accesso alla proprietà e alla ricchezza sociale.

Le grandi tappe rivoluzionarie della storia cubana – le guerre d’indipendenza, la Rivoluzione del 1933 e la sua espressione costituzionale del 1940, la Rivoluzione del 1959 – hanno rappresentato momenti di irruzione popolare volti a conquistare la parità di diritti nei confronti dello Stato e a ridefinire l’ordine politico. Questi ideali democratici hanno trasceso la nozione formale di “uguaglianza giuridica”, affermandosi come diritti conquistati nella lotta e come fondamento di una concezione in cui la governance è subordinata alla democrazia popolare. La Rivoluzione si concepisce, in questo orizzonte, come un processo sostenuto dalla convinzione che il popolo sia il soggetto delle trasformazioni e, quindi, portatore del diritto di autogovernarsi.10

Questa concezione si è istituzionalizzata nel 1976 con la creazione del sistema di Potere Popolare, inteso come la forma organizzativa della democrazia cubana. Il suo disegno si basa sulla nomina delle candidature dalla base – senza l’intervento di partiti politici –, l’elezione tramite voto libero, diretto e segreto, la rendicontazione periodica e la revocabilità dei mandati, principi che mirano a garantire la subordinazione della gestione pubblica al controllo cittadino.

Il sistema si fonda su cinque pilastri che ne definiscono la logica partecipativa: la facoltà del popolo di proporre e nominare candidati, eleggere i propri rappresentanti, revocare in qualsiasi momento i loro mandati, esercitare un controllo sistematico sulla loro operatività e partecipare insieme ai propri rappresentanti alle decisioni fondamentali del Paese. Più che una procedura elettorale, si tratta di una concezione del potere che riconosce la partecipazione come pratica quotidiana e come condizione di legittimità politica.

La partecipazione popolare non si riduce alla mobilitazione né all’atto di votare; costituisce una forma di cittadinanza attiva orientata a trasformare le relazioni sociali e a contestare le strutture di dominio che riproducono le disuguaglianze. In essa si esprime la capacità del popolo di influire sulla configurazione dell’ordine sociale, consolidando l’idea di popolo come soggetto politico e rafforzando le alleanze sociali con obiettivi democratici ed emancipatori.

Nel linguaggio quotidiano, il termine “popolo” è solitamente associato ai settori subalterni o alle maggioranze sociali (“quelli di sotto”, “le masse”). In diversi contesti latinoamericani, la nozione di partecipazione popolare è stata incorporata nel discorso politico di attori con diversi orientamenti ideologici, talvolta ridotta a risorsa mobilitante o a meccanismo di legittimazione elettorale. In queste forme, la partecipazione popolare è sotto tutela e perde il suo potenziale trasformativo.

Nella tradizione etica e politica rivoluzionaria cubana, invece, il popolo si autodefinisce nell’esercizio effettivo del potere di fronte alle forme di dominio. Si tratta di una categoria che integra la molteplicità di attori che, a partire dalla vita quotidiana, contribuiscono a sostenere, mettere in discussione e progettare il processo sociale. Il popolo non è solo un’identità sociologica, ma un soggetto storico che si riconosce come protagonista del proprio divenire.

Da questa prospettiva, la democrazia cubana si afferma come socialista, popolare e protagonista, sostenuta da un’etica dell’articolazione che riconosce la diversità come base dell’unità. La democrazia cubana è il risultato dell’interazione e, a volte, del confronto tra molteplici attori del movimento sociale popolare, configurando un campo in cui si producono identità, richieste e progetti diversi.11

Tuttavia, negli ultimi anni si nota una tendenza alla diminuzione della partecipazione dei cittadini ai processi politici, accompagnata da segnali di sfiducia verso la capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni e ai valori collettivi e da un indebolimento delle leadership mobilizzante. Questo scenario convive, tuttavia, con riserve morali, culturali e organizzative che possono rivitalizzare la partecipazione popolare:

  • La persistenza di valori di solidarietà e di anti-imperialismo popolare di fronte alle pressioni esterne: l’inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti e l’indebolimento dei governi di sinistra in America Latina.
  • L’esperienza accumulata dai Consigli Popolari nell’affrontare problematiche territoriali quali il deterioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici, l’occupazione giovanile, l’invecchiamento della popolazione, la protezione dagli eventi climatici e la prevenzione della criminalità e della violenza.
  • Il coordinamento con istituzioni di gestione della conoscenza in grado di fornire risultati scientifici e innovativi per promuovere lo sviluppo territoriale.
  • L’esistenza di programmi e progetti socio-comunitari con diverse fonti di finanziamento (governative e non governative).
  • L’emergere di iniziative cittadine orientate al bene comune e disposte a partecipare a progetti di partenariato pubblico-privato.
  • Il crescente utilizzo di tecnologie e piattaforme di comunicazione per rafforzare servizi, legami e valori culturali identitari.12

Lo sviluppo locale comunitario si presenta così come uno spazio privilegiato per il rinnovamento della partecipazione popolare, il che presuppone la formazione di una cittadinanza dotata di una nuova sensibilità sociale, di un senso di corresponsabilità e di impegno verso il futuro collettivo. La partecipazione amplia i processi di socializzazione politica collegando la deliberazione all’azione e rafforzando le capacità trasformative del movimento sociale popolare come agente di cambiamento.

L’aggiornamento del modello socialista cubano dipende in larga misura dalla vitalità di questi spazi partecipativi, in particolare dei Consigli Popolari come ambito in cui si articolano rappresentanza istituzionale e azione comunitaria.

Il Consiglio Popolare costituisce un’istanza unica di rappresentanza sociale sul territorio, composta da delegati eletti e da rappresentanti delle organizzazioni di massa e delle istituzioni locali. La sua autorità si fonda sul legame diretto con la comunità e sulla pratica sistematica della rendicontazione e controllo popolare, condizioni che legittimano il suo ruolo di mediatore tra le richieste sociali e le decisioni pubbliche.

Il lavoro del Consiglio Popolare costituisce l’anello più democratico del sistema politico cubano. Diversi studi sui governi locali sottolineano la necessità di approfondire le trasformazioni politiche orientate a rafforzare l’autonomia territoriale, ampliare la capacità decisionale sulle risorse con minore dipendenza dal livello provinciale, sviluppare forme di governance innovative e inclusive, promuovere bilanci partecipativi e avanzare nella digitalizzazione dei processi amministrativi. Queste iniziative mirano a consolidare un modello di gestione più vicino ai cittadini e più efficace nel rispondere a problematiche concrete.13

La complessità del contesto attuale richiede di ripensare l’esercizio del governo come pratica di riflessione politica aperta all’apprendimento, capace di articolare risposte immediate con visioni strategiche a lungo termine sul territorio, senza perdere di vista la centralità della volontà politica democratica. In questo senso, governare implica sostenere un dialogo permanente con la società e tradurre i principi in pratiche concrete.

L’esercizio effettivo della democrazia socialista richiede la costruzione dell’unità a partire dalla diversità, attraverso consensi che emergono dagli spazi di base, l’articolazione degli interessi e la convergenza delle volontà attorno a obiettivi condivisi. L’unità non può essere intesa come uniformità, ma come processo politico che integra le differenze nella ricerca di soluzioni che garantiscano la continuità storica e il rinnovamento del socialismo cubano.

Sui legami tra il partito unico, la dimensione istituzionale e il potere popolare

Il Partito Comunista di Cuba esercita la leadership del sistema politico, riconosciuto dalla Costituzione come “forza dirigente suprema della società e dello Stato” (Assemblea Nazionale del Potere Popolare, 1976, cap. 1, art. 5). Tuttavia, una comprensione critica di questo ruolo richiede di distinguere tra la legittimità formale conferita dall’ordinamento giuridico e la legittimità politica reale, che si costruisce – e viene messa alla prova in modo permanente – nella capacità del Partito di esprimere, canalizzare e trasformare le richieste del popolo in orientamenti di governo efficaci.

Il rapporto tra Partito e Stato costituisce uno dei nuclei più sensibili del processo socialista cubano. Quando questo rapporto si articola in modo creativo, il Partito agisce come direzione politica strategica, capace di anticipare i conflitti, promuovere il consenso e sostenere l’orientamento emancipatorio del progetto sociale. Al contrario, quando si dissolvono i confini funzionali o la vita politica si riduce a procedure amministrative, emerge il rischio che la conduzione politica si burocratizzi, indebolendo l’iniziativa popolare e spostando il protagonismo sociale verso logiche di gestione che tendono a riprodursi su se stesse.

La Costituzione del 2019 ha introdotto cambiamenti significativi in questo ambito, sottolineando che il Partito e le istituzioni statali hanno funzioni distinte , e riaffermando al contempo il ruolo dirigente del primo. Questa configurazione apre un campo di tensioni produttive in cui convergono, da un lato, la necessità di rafforzare l’efficacia istituzionale e la governance e, dall’altro, la sfida di evitare che la centralità della pubblica amministrazione oscuri il carattere politico e partecipativo del processo rivoluzionario.

Pertanto, il problema non risiede solo nella distribuzione formale delle competenze, ma nel modo in cui si produce la direzione politica, nella misura in cui questa può basarsi sulla deliberazione sociale e sulla costruzione collettiva delle decisioni o, al contrario, spostarsi verso circuiti chiusi che limitano la circolazione delle iniziative provenienti dalla base. La vitalità del socialismo cubano dipende, in larga misura, dalla capacità del Partito di mantenere il proprio ruolo di mediatore attivo tra la diversità sociale e l’orientamento strategico dello Stato.

In questo senso, assumono particolare rilevanza le questioni legate alla capacità dei quadri politici e dei funzionari di esercitare una leadership basata sull’ascolto e sulla responsabilità pubblica, con l’effettiva autorità dei delegati e delle delegate del Potere Popolare nella loro interazione con le strutture amministrative, con la costruzione di una cultura politica che incentivi una partecipazione sostanziale e non meramente formale, nonché con l’articolazione dei diversi attori economici in funzione di obiettivi collettivi.

Il recente dibattito all’interno della direzione politica, espresso in modo significativo nella chiusura della Plenaria del Comitato Centrale nel dicembre 2024, ha sottolineato l’urgenza di mobilitare le energie sociali per trasformare le condizioni di vita e rafforzare l’unità nazionale. Tuttavia, la mobilitazione non può ridursi a mobilitazioni congiunturali, poiché richiede la creazione di condizioni strutturali che consentano alla partecipazione di tradursi in una reale capacità di incidere sulle decisioni economiche e sociali.

Da una prospettiva programmatica, il rinnovamento dei legami tra Partito, istituzionalità e potere popolare può orientarsi attraverso diversi assi strategici che si articolano tra loro:

  • Approfondire la democratizzazione della vita interna del partito attraverso l’ampliamento degli spazi di deliberazione e la promozione di meccanismi efficaci di valutazione e rendicontazione che rafforzino la fiducia sociale.
  • Rafforzare l’autonomia relativa delle istituzioni statali nella gestione pubblica, assicurando al contempo la coerenza strategica con gli obiettivi socialisti.
  • Ampliare i meccanismi di partecipazione vincolante nei territori, specialmente attraverso gli organi del Potere Popolare, affinché le decisioni in materia di sviluppo locale, politiche sociali e priorità economiche incorporino in modo sistematico la voce dei cittadini.
  • Promuovere una cultura politica fondata sulla trasparenza, l’accesso all’informazione e il dibattito pubblico informato, condizioni indispensabili per un’egemonia socialista.
  • Rafforzare l’articolazione tra il Partito e il movimento sociale popolare, riconoscendo la diversità dei soggetti collettivi che partecipano alla costruzione del progetto socialista e generando canali stabili di dialogo e co-elaborazione delle politiche.

Questi orientamenti mirano a riequilibrare il rapporto tra direzione politica, dimensione istituzionale e partecipazione popolare, evitando sia la subordinazione meccanica dello Stato al Partito che l’autonomizzazione tecnocratica della gestione pubblica rispetto all’orizzonte politico.

La tradizione rivoluzionaria cubana riconosce la critica come dimensione costitutiva della pratica politica, in modo che ogni processo di deliberazione istituzionale – assembleare o di partito – apra la possibilità di rivedere le rotte, correggere le deviazioni e rinnovare i consensi nella misura in cui la discussione pubblica sia assunta come esercizio di responsabilità collettiva.

La Rivoluzione, intesa come processo storico aperto, esige di ricreare continuamente le forme di articolazione tra leadership politica e protagonismo popolare, poiché in tale ricreazione è in gioco non solo l’efficacia delle politiche, ma anche la capacità di sostenere un progetto emancipatorio che si legittimi nell’esperienza quotidiana di partecipazione, giustizia sociale e dignità condivisa.

  1. Tra il 2021 e il 2022, Galfisa ha raccolto più di 50 testi sulle esperienze cubane sviluppatesi durante la pandemia dal punto di vista delle scienze sociali, seguendo le amministrazioni locali, le comunità, i centri di cura dei malati e i centri di vaccinazione. ↩︎
  2. Il dibattito sul rapporto tra ideale e realtà nel marxismo critico può essere rintracciato in Marx ed Engels, e in vari autori successivi come  Luxemburg, Lenin, Kollontaj, Gramsci, Mariátegui, Ludovico Silva, Zaira Rodríguez, Hinkelammert e Aurelio Alonso, che possono essere annoverati tra gli altri pensatori che hanno problematizzato la tensione tra teoria emancipatoria, pratica politica e condizioni storiche concrete. ↩︎
  3. Per un’analisi critica sulla trasformazione dogmatica del marxismo e sull’impatto che ha avuto sulla smobilitazione del soggetto rivoluzionario, si vedano Fernando Martínez Heredia (El ejercicio de pensar, Id., El ejercicio de pensar, Editorial de Ciencias Sociales/Ruth Casa Editorial, 2010, pp. 139-158) che denuncia una scienza che “parte da conclusioni per arrivare a conclusioni”; Aurelio Alonso (Marxismo y espacio de debate en la Revolución cubana, in “Temas”, 3¸ luglio-settembre, 1995, pp. 34-43.), sul restringimento ideologico e il declino della diversità creativa nel decennio degli anni ’70. Si veda inoltre Jorge L. Acanda (Sociedad civil y hegemonía, Centro de Investigación y Desarrollo de la Cultura Cubana Juan Marinello, 2002), sull’esaurimento dell’istituzionalità politica e sul dottrinarismo nel socialismo storico. ↩︎
  4. Galfisa, attraverso la Rete femminista Berta Cáceres, ha realizzato una mappatura delle organizzazioni che sviluppano processi di formazione e attivismo femminista. Dal 2016 ad oggi sono state identificate più di 285 esperienze. ↩︎
  5. Marx, Karl, Engels, Friedrich , Ideologia tedesca, Editori riuniti, Roma, 2018. Prima pubblicazione in lingua tedesca nel 1846. ↩︎
  6. Valdés Paz, Juan, El espacio y el límite. Estudios sobre el sistema político cubano. Ruth Casa Editorial, 2009. ↩︎
  7. Pérez Varona, Wilder, Lo actual en el escenario político cubano, presentazione al XIV incontro internazionale sui Paradigmi di Emancipazione, L’Avana, 27 ottobre 2021. ↩︎
  8. Marx, Karl, Manoscritti economici-filosofici del 1844, Einaudi, Torino, 2004. Prima pubblicazione in lingua tedesca solo nel 1932. ↩︎
  9. Esiste una lunga tradizione di studi sul lavoro a Cuba. Dopo il trionfo della Rivoluzione, questi studi si sono istituzionalizzati come campo scientifico, in risposta a richieste e problematiche concrete associate alla costruzione di un nuovo tipo di società. Come accade in altri ambiti del sapere, anche le ricerche sociali sono connesse con i processi decisionali, il che incide direttamente sulla definizione e sull’evoluzione delle agende di ricerca. Nell’ambito specifico degli studi sul lavoro, lo sviluppo teorico mantiene uno stretto legame con le trasformazioni del modello economico, che ampliano o restringono sia la portata delle ricerche sia la loro incidenza sulla pratica sociale. Cfr. José L. Martín Romero Los estudios del trabajo en la Cuba contemporánea. Desafíos para las ciencias sociales, in “Novedades en Población”, 12 (24), 2016, pp. 134-141; Id., Estudios del trabajo en Cuba. Una mirada retrospectiva,in “Novedades en Población”, 14 (28), 2018, pp. 102-115. Si veda inoltre Izquierdo, Osnaide, José L. Martín Romero, La evolución del trabajo en Cuba. Una mirada histórica con lentes sociológicos, Friedrich Ebert Stiftung, 2022. ↩︎
  10. Acea Susana, Significados éticos y políticos de la participación popular en los gobiernos locales en Cuba, tesi di dottorato, Istituto di filosofia. Archivio della Biblioteca Zaira Rodríguez dell’Istituto di filosofia, 2013. ↩︎
  11. La definizione politica di “popolo” è stata formulata da Fidel nel suo discorso La storia mi assolverà. Dopo il trionfo rivoluzionario, il Che ha approfondito, da una prospettiva marxista, la riflessione sul popolo e sulla leadership rivoluzionaria in relazione alle trasformazioni del contesto storico. “Così marciamo. Alla testa dell’immensa colonna – non ci vergogniamo e non esitiamo a dirlo – c’è Fidel; poi i migliori quadri del partito e subito dopo così vicino che si avverte la sua forza enorme viene il popolo nel suo insieme: una solida struttura di individualità che avanzano verso un fine comune; individui che hanno preso coscienza di ciò che è necessario fare; uomini che lottano per uscire dal regno della necessità ed entrare in quello della libertà.” in Guevara, Ernesto, Il socialismo e l’uomo a Cuba (12 marzo 1965), in Id., Scritti scelti, a cura di Roberto Massari, Erre Emme, Roma 1993. ↩︎
  12. Centro de Estudios de Desarrollo Local / Instituto de Filosofía (CEDEL e IF), Bases de la política de trabajo comunitario integrado para la gestión descentralizada del desarrollo, Informe de investigación. Fondo Biblioteca Zaira Rodríguez del Instituto de Filosofía, 2019. ↩︎
  13. I Consigli Popolari costituiscono lo spazio micro-politico più rilevante di rappresentanza del Potere Popolare a livello locale. Sono organi di carattere rappresentativo che esercitano le attribuzioni conferite dalla Costituzione e dalle leggi, con la partecipazione della popolazione in funzione degli interessi della comunità. Sono composti dai delegati eletti nelle rispettive circoscrizioni, i quali designano tra loro il proprio presidente, e coordinano il loro lavoro con i rappresentanti delle organizzazioni di massa, delle istituzioni, degli enti e degli attori comunitari. In questo contesto, svolgono funzioni di rappresentanza e controllo, sia della popolazione nei confronti delle istanze superiori sia dell’Assemblea Municipale sul territorio, indirizzando l’attenzione della loro attività di gestione ai bisogni sociali e al rafforzamento della partecipazione popolare, nonché al mantenimento di un legame diretto e sistematico con la cittadinanza. Cfr. Valdés Paz, Juan, La evolución del poder en la Revolución cubana, Fondazione Rosa Luxemburg, México 2018, t. 2. ↩︎

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