Traduciamo qui l’articolo di Diario Red dedicato agli audio dell’Hondurasgate. Si tratta di registrazioni audio, la cui autenticità è stata verificata tramite software di analisi forense, in cui emerge un tassello del disegno statunitense finalizzato a rendere concretamente il Sud America il proprio “giardino di casa”. Le registrazioni audio rivelano che Donald Trump sta manovrando nell’ombra un intrigo con l’ex-presidente Juan Orlando Hernández e altre alte cariche dello Stato honduregno. Juan Orlando Hernández è tornato in libertà dopo essere stato indultato da Donald Trump, nello stesso momento in cui quest’ultimo faceva rapire Nicolás Maduro e la prima comandante Cilia Flores con una accusa inventata di narcotraffico (sic!), e dopo aver visto la propria cauzione pagata indirettamente da membri del governo israeliano. Per giustificare l’indulto, nel novembre del 2025, Trump ha parlato di un “montaggio”, aggiungendo che Hernández era stato trattato “ingiustamente”.
Le registrazioni indicano che il perdono presidenziale di Trump ha ben altre ragioni: si tratta di farlo ritornare al potere, di perseguitare (con il carcere o la morte) i membri della sinistra e di mettere in piedi una campagna mediatica finanziata per screditare i governi di sinistra della regione (in particolare quelli messicano e colombiano). In questo vasto disegno sono coinvolti, tra gli altri, l’attuale presidente honduregno Nasry Asfura, la vice-presidente María Antonieta Mejía e il presidente argentino Javier Milei.
Diario Red, uno dei primi media ad aver pubblicato le registrazioni audio, sottolinea come la posta in gioco sia soggiogare il popolo honduregno agli interessi degli USA: costruzione di una nuova base militare statunitense sul territorio honduregno; legislazione favorevole agli interessi economici di USA e Israele, e alle compagnie di IA straniere; accordo di libero commercio a favore delle multinazionali statunitensi; espansione delle ZEDE (Zone speciali per l’impiego e lo sviluppo economico) note anche come “Stati privati”, nei quali gli Stati che le istituiscono cedono parte della loro sovranità territoriale al capitale privato (nessun statuto dei lavoratori, nessuna legge di salario minimo, nessuna legge di tutela dell’ambiente…)
Ma per far questo, il primo passo è destabilizzare i governi progressisti in Colombia e Messico. Negli audio si sente parlare della creazione di un team di comunicazione creato tanto da fondi pubblici honduregni quanto da fondi provenienti dall’amministrazione Milei per realizzare un “attacco mediatico”.
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Cosa significa che l’ex presidente dell’Honduras, condannato per narcotraffico negli USA e graziato da Trump, abbia agito come agente dell’amministrazione MAGA in America Latina? Il contesto geopolitico è fondamentale per capirlo. Mentre la Cina consolida il proprio dominio nella lavorazione dei minerali essenziali, controllando oltre l’85% della raffinazione mondiale delle terre rare, gli Stati Uniti hanno intensificato la corsa per assicurarsi il controllo delle proprie aree d’influenza. La posta in gioco non è solo quella delle risorse naturali, ma anche di chi controlla le catene di approvvigionamento e, soprattutto, di chi impone il proprio modello di sviluppo nell’emisfero occidentale.
Juan Orlando, l’uomo di Trump contro Messico e Colombia
Le registrazioni audio ottenute tra Hernández, Nasry Asfura e la vicepresidente María Antonieta Mejía rivelano la creazione di una unità di comunicazione finanziata con fondi pubblici honduregni e contributi del governo di Javier Milei per oltre mezzo milione di dollari. L’obiettivo: “colpire mediaticamente” i governi di Gustavo Petro in Colombia e di Claudia Sheinbaum in Messico.
L’operazione non è casuale. Nel 2025, Trump ha accusato pubblicamente Petro di essere “il leader del narcotraffico” e ha fatto allusione alla possibilità di un intervento di terra in Messico per “combattere” i cartelli. Gli audio dell’Hondurasgate che pubblichiamo oggi indicherebbero diversi attori politici honduregni coinvolti in queste operazioni di ingerenza, impegnati ad armare e finanziare un’unità per produrre fake news con figure vicine a Donald Trump. Secondo le registrazioni, al finanziamento dell’operazione avrebbe partecipato anche Javier Milei.
Audio: Chiamata telefonica tra Juan Orlando Hernández e Nasry Asfura del 30 gennaio 2026.
JOH [Juan Orlando Hernández]: Ho bisogno che mandiate al conto di Rosales circa 150.000 dollari, per favore, perché qui affitteremo un appartamento e lì allestiremo un ufficio per costituire un’Unità di… di giornalismo digitale. Me la gestirà qualcuno più vicino al team del Presidente degli Stati Uniti. È uno dei repubblicani che ci sta dando una mano. Monteranno un sito di notizie dove pubblicheranno dati importanti su Manuel Zelaya e Xiomara Castro.
NA [Nasry Asfura]: Ti farò il bonifico da un conto di un amico. Vediamo se riesci a riceverlo in contanti, ma spiegami cosa faremo con quei soldi, cosa ci guadagniamo.
JOH: Monteremo una cellula, Presidente. Da qui, dagli Stati Uniti, informativa, così non ci tracciano là in Honduras. Sarà come un sito di notizie latinoamericane. Ho partecipato a una chiamata con il presidente Javier Milei ed è andata benissimo. Molto molto bene e credo che a questo punto possiamo fare grandi cose per tutta l’America Latina. Stanno per uscire dei dossier contro il Messico, dei dossier contro la Colombia e, cosa più importante, contro l’Honduras, in questo caso contro la famiglia Zelaya.
NA: Credo anche che tu abbia bisogno di qualche soldo in più. Per te. Quindi manderemo altri 150.000. Così puoi tirare avanti un po’ meglio. Li prenderemo dall’INSEP [Secretaría de Infraestructura y Servicios Públicos, il Ministero delle infrastrutture e dei servizi pubblici].
Audio: Chiamata telefonica tra María Antonieta Mejía e Juan Orlando Hernández del 30 gennaio 2026.
JOH: Ed è necessario che io abbia quella liquidità perché apriremo un ufficio qui. Con il supporto di alcuni repubblicani per poter attaccare ed estirpare il cancro della sinistra dall’Honduras e da tutta l’America Latina. Dicevo al Presidente Asfura che siamo riusciti a parlare con Javier Milei, e lui sta contribuendo con 350.000 dollari. C’è anche un nostro grande amico del Messico che sta dando il suo contributo, per la questione messicana. Siamo abbastanza pronti e aspettiamo che la cosa prenda slancio. Questi [soldi] sono per questo.
MAM [María Antonieta Mejía]: Presidente, se vuole, evitiamo i dettagli. Volevo solo confermare la cifra. Ora che la conosco, mi occuperò direttamente di gestire tutto: 300.000 dollari, dunque.
Basi militari, ZEDE e la cessione del territorio
In cambio del proprio sostegno, Washington si aspetta di ottenere la trasformazione dell’Honduras in un enclave strategico. Gli accordi prevedono l’espansione delle Zone di Occupazione e Sviluppo Economico (ZEDE), la costruzione di una nuova base militare – che si aggiungerebbe alla Base Aerea Soto Cano (Palmerola), in cui agisce il Comando Sud dal 1982 – e una legge che incentivi gli investimenti statunitensi nell’intelligenza artificiale.
L’obiettivo strategico è esplicitato nel documento di Strategia di Sicurezza Nazionale: “negare ai concorrenti extra-emisferici la capacità di posizionare forze o altri strumenti che siano minacciosi”. Nel linguaggio geopolitico attuale, ciò si traduce in una direttiva chiara: bloccare l’influenza cinese in America Latina.
È prevista inoltre la costruzione di un Centro di Detenzione del Terrorismo (CECOT) nella capitale honduregna, che segue il modello repressivo di El Salvador. L’impianto salvadoregno è stato fortemente contestato in quanto, secondo i rapporti di ONG per i diritti umani, funziona come un centro di tortura e di violazione sistematica dei diritti umani.
Audio: Nota vocale di Nasry Asfura a Juan Orlando Hernández del 10 febbraio 2026.
NA: Presidente, è un piacere salutarla. Abbiamo già tenuto una sessione privata con circoli di investitori ed è molto positiva riguardo all’espansione della ZEDE a Roatán e a Comayagua; e anche per Palmerola – piazzeremo un’altra Palmerola proprio lì a Roatán, dove si trova Próspera. Una base – questo l’abbiamo già negoziato. Anche il canale interoceanico. Lo cederemo alla General Electric. E l’idea è anche di acquistare tutto ciò che riguarda i metalli e affini precisamente da Argentina e Stati Uniti, evitando Canada e Cina. Sono state queste le raccomandazioni che abbiamo ricevuto.
I cinesi stavano facendo offerte. Ma noi non cederemo. Metteremo fine a tutto ciò. E sul carcere CECOT honduregno, anche quello sta per arrivare, dentro Tegucigalpa.
La violenza come strumento di controllo
Una delle rivelazioni più inquietanti degli audio è l’ordine diretto di Hernández, su richiesta di Trump, di applicare “qualsiasi tipo di violenza” allo scopo di tenere la popolazione sotto controllo. Juan Orlando Hernández trasmette quest’ordine a Tomás Zambrano, presidente del Congresso Nazionale, arrivando persino a evocare la figura del narcotrafficante Pablo Escobar come figura di riferimento.
In linea con gli audio precedenti, si sente la voce di Romeo Vásquez Velásquez – lo stesso comandante delle Forze Armate che guidò il golpe di Stato contro Manuel Zelaya nel 2009 – mentre si coordina con le Forze Armate per “dare inizio alla caccia all’uomo”.
Audio: Nota vocale di Juan Orlando Hernández a Tomás Zambrano del 18 marzo 2026.
In Honduras c’è bisogno di forza, di organizzazione, di sangue. Per tenere la gente sotto controllo, devi opprimerla. Schiacciarla. Contrastare la violenza generando violenza. È quello che il Presidente Trump dice, e tu fai conto che lui resterà lì a lungo. Come? Non lo so, non ci pensare troppo e fidati di me. E non fare il molle, non ascoltare il cuore. Non fare il molle. Se no, non puoi fare il lavoro. Così disse Pablo Escobar.
La battaglia culturale: le chiese evangeliche contro la sinistra
L’ultimo pilastro della strategia è ideologico. Le registrazioni rivelano un piano di manipolazione del “senso comune” della popolazione honduregna affinché percepisca il governo del partito LIBRE come un fallimento, nonostante gli stessi protagonisti ne riconoscano i risultati.
Il braccio operativo di questa battaglia culturale sono le chiese evangeliche. In Honduras, gli evangelici hanno mobilitato i propri fedeli in grandi marce contro il governo di Xiomara Castro, come quella indetta nell’agosto 2025 sotto il motto “per la pace e in difesa della democrazia”, in coordinamento con il Consiglio Honduregno dell’Impresa Privata (COHEP [NdT: corrisponde all’incirca alla Confindustria in Italia]).
Non si tratta di un fenomeno isolato. In un paese dove gran parte della popolazione si dichiara cristiana, la polarizzazione religiosa è diventata un’arma politica efficace.
Audio: Nota vocale di Juan Orlando a Tomás Zambrano del 9 aprile 2026.
E bisogna fare qualcosa di ancora più importante: allineare tutte le chiese affinché ci sostengano. Saranno le chiese a farsi carico di far dimenticare il passato alle persone. E di far credere loro che è stata la sinistra a fare tutto questo.
Una strategia continentale
Questa seconda tranche di audio confermerebbe che l’Honduras è solo un tassello in uno scacchiere ben più ampio. La strategia degli Stati Uniti, attuata da operatori locali come Juan Orlando Hernández, mira a recuperare il controllo egemonico della regione – ovvero il Corollario Trump della Dottrina Monroe – attraverso una combinazione di lawfare, controllo militare delle risorse strategiche, narcoterrorismo e manipolazione religiosa e mediatica.



