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I raid dell’ICE sono un’anomalia? Il razzismo di stato negli USA non nasce con Trump

Luigi Della Gravara

Il 26 Novembre a Washington DC, a pochi isolati dalla Casa Bianca, un ex soldato afghano ha aperto il fuoco contro due membri della National Guard. Sono seguite ore caotiche, con polizia e media che cercavano di ricostruire l’accaduto. Approfittando di questo caos, Donald Trump non si è lasciato sfuggire l’opportunità di ribadire la sua posizione in merito alle politiche migratorie statunitensi (passate, presenti e future).

Proprio quest’anno il suo governo ha dichiarato che il DHS e l’FBI hanno passato al setaccio i cittadini afghani che sono stati trasferiti negli USA, perché ora dice che la colpa di quello che è accaduto è del governo Biden?

Perché li ha fatti entrare lui negli USA. Sei stupida? Sei una persona stupida? Sono stati trasferiti con un aereo insieme a migliaia di persone che non dovrebbero essere qui e tu fai queste domande perché sei stupida.

Le parole di Trump, rivolte alla giornalista della CBS Nancy Cordes, si iscrivono appieno nella cornice del rapporto sempre più teso e belligerante tra il presidente USA e gli organi di stampa.1 A dare il “la” a quest’ennesima dichiarazione scomposta è stato proprio il riferimento all’affaire Lakanwal e alle sue implicazioni politiche: ad Agosto, il Presidente USA aveva disposto il dispiegamento della Guardia Nazionale a Washington DC, millantando una fantomatica “emergenza crimine e senzatetto” per coprire il suo disegno reazionario e repressivo.2 Tra le truppe inviate a DC c’erano anche Sarah Beckstrom e Andrew Wolfe, ovvero i due National Guardsmen raggiunti il 26 Novembre da diversi colpi di arma da fuoco, la prima – si è poi scoperto – è morta sul colpo, mentre il secondo è attualmente ricoverato in condizioni critiche. L’unico indiziato, che pare aver agito da solo per motivi ancora da chiarire, è Rahmanullah Lakanwal, ex soldato afghano – con alle spalle collaborazioni con il governo USA e con la CIA –  giunto negli USA nel 2021 (durante il mandato di Biden) con un visto umanitario. Fiutata l’occasione, Trump ne ha immediatamente approfittato per dipingere l’intera vicenda nel modo più plastico e strumentale possibile, elevandola ad esemplificazione dello scontro di civiltà: un “animale”, un “non-cittadino”, un “migrante” ha commesso un “atto d’odio”, un “atto di terrorismo” non solo contro due militari, ma contro l’America stessa. 

E se il terreno è quello dello scontro di civiltà, dell’emergenza, le misure emergenziali sono l’unica risposta possibile e infatti non hanno tardato ad arrivare. Le prime sono di ordine muscolare ed immediato: altri 500 soldati della Guardia Nazionale saranno dispiegati a DC, portando il loro numero a 2.900 unità totali (che si sommano, in una città di appena 700.000 abitanti, a 3000 poliziotti e ad un numero imprecisato di agenti dell’ICE); la vera ambizione (quando non la vera portata) del distopicamente palingenetico disegno trumpiano si misura, tuttavia, sulle annunciate misure di medio-lungo termine: fine dei sussidi federali per i “non-cittadini”, interruzione permanente delle flussi migratori dai “paesi del terzo mondo”, de-naturalizzazione per chi “mina la pace e la stabilità interna”, deportazione di chiunque sia un “peso per la collettività”, un “rischio per la sicurezza”, “incompatibile con la civiltà occidentale”, provvedimenti apertamente mirati a ridurre il numero degli “appartenenti a popolazioni illegali e destabilizzanti”, perché “solo la remigrazione può porre rimedio alla situazione attuale”3

La gravità di queste direttive è estrema e il progetto trumpiano sta indubbiamente raggiungendo nuove vette, sia per il conservatorismo dei riferimenti ideologici che per la quantità di forze repressive messe in campo, ma non è considerandolo un’inedita e inspiegabile anomalia (come sistematicamente ed erroneamente fanno i Dem, i liberali e i socialdemocratici di tutto il mondo) che riusciremo ad analizzarlo e a contrastarlo: dobbiamo indagarne la genesi, per scoprire che le radici di questo albero malato affondano in profondità. Come sottolinea Yasmin Nair, attivista, scrittrice e accademica statunitense: 

Prendiamo in considerazione le ‘nuove’ direttive dell’amministrazione Trump sull’immigrazione. Storie su un nuovo ‘stato di polizia’ sono diventate virali […]. Tutto ciò è stato presentato a riprova di quanto Trump sia orribile, come se questi fossero tutti ‘nuovi’ segnali di uno stato repressivo […], ma ogni attivista per i diritti dei migranti può dirvi che queste pratiche vanno avanti già da tempo e hanno subito un’impennata a partire dalla ‘guerra al terrorismo’ iniziata dopo l’undici Settembre. Similmente, recenti inchieste sull’uso di sorveglianza high-tech nella repressione dell’immigrazione ammettono con riluttanza che questa tecnologia è stata usata e perfezionata dall’amministrazione Obama. Una tale lettura della xenofobia di Trump ignora il fatto che milioni di migranti senza permesso di soggiorno sono diventati tali durante la presidenza di Bill Clinton. Due emendamenti sull’immigrazione, nel 1994 e nel 1996, hanno trasformato molti reati minori in reati maggiori unicamente per chi non aveva la cittadinanza, e hanno creato divieti di rientro negli USA di tre e dieci anni, che hanno spinto i migranti senza permesso di soggiorno, che a quel punto temevano di non poter rientrare nel paese se lo avessero lasciato, nell’ombra. Probabilmente, Trump ha affinato questi meccanismi, ma gli strumenti per l’espulsione e la deportazione sono stati lasciati dalle amministrazioni democratiche e stanno semplicemente venendo perfezionati e migliorati da questa amministrazione.4

Le politiche trumpiane, lungi dall’essere un incidente di percorso incompatibile con la storia e la società statunitensi, sarebbero inconcepibili se scorporate dai provvedimenti che le hanno precedute (e in prospettiva legittimate) negli ultimi trent’anni; quest’asse di continuità teorico-pratica (Clinton-Bush-Obama-Trump) non solo nega l’eccezionalità dell’era Trump, ma evidenzia l’inconsistenza delle narrazioni che individuano nei Democratici e /o nei Repubblicani “moderati” un’alternativa preferibile e praticabile. 

È utile ricordare che la decisione di costruire i primi 20 km di muro al confine tra San Diego e Tijuana è stata presa durante la presidenza Bush (padre), mentre la sua costruzione (ed immediata espansione) si è verificata durante il governo Clinton; nel 2006, durante la presidenza Bush (figlio), uno schiacciante supporto bipartisan ha fatto da ariete per deliberare la costruzione di altri 1.100 km di muro al confine USA-Messico. Il supporto bipartisan a queste criminali politiche migratorie, inoltre, è rimasto una costante anche negli anni ’10 e ’20 del 2000. Forse non tutti ricordano quando Obama rivendicava: “abbiamo ottemperato a tutte le richieste dei Repubblicani [in merito alla costruzione del muro al confine] e abbiamo fatto anche più di quanto ci si aspettava da noi […], abbiamo fatto tutto quello che ci chiedevano”, mentre le immagini di Harris che minaccia direttamente i migranti guatemaltechi in mondovisione sono ancora impresse nelle memoria collettiva: “non venite [negli USA], non veniteci, gli Stati Uniti continueranno a far rispettare le proprie leggi e a difendere i propri confini, se venite al nostro confine, sarete rimandati indietro”. Come ci ricorda Nair: “Trump non è la causa di tutti i problemi che vediamo oggi: è un sintomo”5.

L’albero è marcio e malato e abbiamo disperatamente bisogno di nuovi germogli: nasceranno solo se lo abbattiamo e ne estirpiamo completamente le radici.


  1.  Sara Fischer, Trump targets female reporters with disparaging rhetoric, https://www.axios.com/2025/11/29/trump-targets-female-reporters-with-disparaging-rhetoric ↩︎
  2. Cfr. Cos’è successo al sogno americano? Si è avverato di Luigi Della Gravara, https://www.progettometi.org/analisi/cose-successo-al-sogno-americano-si-e-avverato/ ↩︎
  3. Shivani TannaRishabh Jaiswal,Trump vows to freeze migration from “Third World Countries”after D.C. attack, https://www.reuters.com/world/trump-says-us-will-permanently-pause-migration-third-world-countries-2025-11-28/ ↩︎
  4. Yasmin Nair, Manifesto per un pessimismo strategico. Scritti su transfemminismo, trumpismo e neoliberismo, edizione e cura di Progetto Me-Ti, p. 45. Il libro di Nair è disponibile su https://www.progettometi.org/casa-editrice/manifesto-per-un-pessimismo-strategico/ ↩︎
  5. Ivi, p. 24. ↩︎

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