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Me-Ti

Bernie Sanders, Zohran Mamdani e il futuro

Yasmin Nair

In questo breve testo Yasmin Nair commenta l’incontro tra Bernie Sanders e Zohran Mamdani in occasione dell’insediamento di quest’ultimo come sindaco di New York. Come ampiamente analizzato nel suo Manifesto per un pessimismo strategico, l’autrice discute la necessità di chiudere con una narrazione politica degli “eroi”, dei “salvatori” (soprattutto a sinistra) e di guardare con il necessario pragmatismo a queste figure: che saranno sicuramente contraddittorie e carenti, ma che hanno il difficile compito – Mamdani in particolare – di dimostrare che è possibile prendere il potere, gestirlo, attraversarne le contraddizioni portando avanti una visione e una politica trasformativa e radicale. Che, in poche parole, la sinistra non è destinata all’“opposizione”, alla critica del potere, alla sconfitta, ma che può e deve puntare a vincere se non vuole avere una funzione puramente testimoniale.


A differenza di molti esponenti della sinistra, non sono fan di Bernie Sanders. Tuttavia, l’immagine di lui che nomina Zohran Mamdani sindaco di New York mi ha profondamente commossa. È un momento di portata storica per un milione di ragioni che solo ora stiamo iniziando a comprendere. Ciò che segue non è tanto un’analisi approfondita e ponderata della storia che ci ha portato qui, quanto piuttosto una serie di impressioni. Come molte persone di sinistra, nei prossimi anni avrò sicuramente delle critiche da muovere a Mamdani, ma volevo registrare e riconoscere la bellezza di questo momento. La mia descrizione della campagna porta a porta e della lunga attesa al freddo è tratta da resoconti altrui. Non ho mai fatto propaganda per Mamdani né ho aiutato in alcun modo la sua campagna elettorale: non lo scrivo per prendere le distanze da lui, ma per chiarire che non ho assolutamente nulla a che fare con il suo enorme successo, che appartiene alle migliaia di volontari, collaboratori e altre persone che si sono impegnati a fondo per così tanto tempo.

Non condivido tutto ciò che Bernie Sanders fa o dice. Sì, esistono i Berniebros, che sono dei maiali sessisti e odiosi. Ricordo quando iniziò il culto di Bernie e litigai con alcune persone perché sembravo essere l’unica ad avere dei problemi con lui. Anni dopo, ora elogia Donald Trump per la sua politica sull’immigrazione, deride chi osa sollevare la questione dell’aborto e più a lungo di tutti si è rifiutato di definire un genocidio ciò che sta succedendo a Gaza. Ed è troppo pronto a sostenere politici come Graham Platner, nonostante i molti problemi che diverse persone a sinistra hanno sottolineato riguardo a questo candidato.

Sanders è quanto di più vicino possiamo avere a un politico che parla di disuguaglianza e di un mondo migliore, ma perpetua quella stessa disuguaglianza quando lascia indietro immigrati e donne.

Ma a differenza di molti esponenti della sinistra, non pretendo che i politici siano puri: pretendo che continuiamo a spingere i politici a fare ciò che diciamo loro di fare. E dobbiamo continuare a lavorare e a forgiare la nostra visione per la sinistra. È innegabile che a Sanders sia stato impedito di raggiungere il suo obiettivo di diventare presidente da parte di un partito democratico corrotto e perdente, è così. È anche vero che la sinistra deve andare oltre di lui, come ha sostenuto Lily Sánchez. Ma lui ha perseverato, da vecchio brontolone, testardo e benedetto qual è. Possiamo dire con certezza che è lui uno dei motivi principali per cui Zohran Mamdani ha prestato giuramento, con Sanders stesso, come sindaco socialista di New York: il primo africano musulmano di origini indiane a ricoprire quella carica.

Non considero Sanders un uomo di sinistra perché penso che chiunque abbia le sue idee politiche sull’immigrazione e sull’aborto non sia di sinistra, e sono stufa di sentire la gente gridare: “Vote Blue No Matter Who”, cioè vota democratico, chiunque sia il candidato”. Chiunque elogi le attuali politiche sull’immigrazione non è di sinistra. Chiunque non capisca perché il diritto all’aborto sia una questione economica non è di sinistra. Ma lui ha un peso importante e continua a parlare dell’oligarchia, sì. Vorrei solo che capisse che non si può smantellare il capitalismo e i suoi mali senza comprendere che esso si muove attraverso corpi reali: quelli di Gaza, quelli delle persone trans, quelli delle persone costrette a dare alla luce figli che non vorranno mai ma di cui dovranno prendersi cura per almeno 18 anni, con conseguente perdita di reddito e opportunità, e quelli delle persone costrette a lavorare nei campi senza assistenza sanitaria e per 5 dollari l’ora, se sono fortunate.  Per molti versi, su tali questioni, la politica di Sanders non è poi così diversa da quella sostenuta dai liberali bianchi responsabili dello status quo che vorrebbero mantenere.

Per quanto riguarda Mamdani: penso che sia giusto e persino necessario guardarlo con occhio critico, ma penso anche che i progressisti da salotto non abbiano idea di cosa significhi essere al governo della città che è il centro della finanza mondiale. Alcuni di voi non hanno mai organizzato nemmeno un banchetto di limonate, ma pensano di sapere come gestire New York. Buon per voi. Prenderà decisioni che odieremo e dovremo criticarlo per questo: che ci piaccia o no, non è solo il sindaco di New York. Perché, beh, è New York. Non posso sopportare parole come “grazia”, ma penso che possiamo e dobbiamo essere più elastici, proprio come dovremmo pretendere di più da un sindaco socialista di quanto potremmo mai aspettarci da Eric Adams (il cui mandato sarà un mistero che gli storici futuri dovranno risolvere). Mamdani è anche abbastanza intelligente da sapere che i troll dei social media non potranno decidere la sua politica a meno che lui non dia loro il permesso di farlo, e nemmeno le parole di una 250enne seduta da qualche parte a Chicago, che scaglia i suoi fulmini nel cielo.

Il passato non è mai solo il passato: a volte, se restiamo fermi abbastanza a lungo, in una gelida giornata invernale in cui sembra che non riusciremo mai più a muovere le gambe perché congelate, dopo un anno di movimento costante e di bussare alle porte fino a far sanguinare le nocche, a volte possiamo vedere il passato muoversi con noi verso il futuro.

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