La scelta di un brano del sociologo Frank Furedi per una delle tracce di tipologia B (testo argomentativo) è qualcosa che merita attenzione, essendo lo specchio, o meglio, la cartina tornasole della politica culturale della destra contemporanea. Partiremo ricordando brevemente chi è l’autore, per poi passare al brano estratto, al pensiero che ne è alla base e a come tutto ciò si inserisca nella battaglia ideologica dell’internazionale di destra.
Chi é Frank Furedi?
Pur essendo abbondantemente tradotto in Italia, l’autore può restare sconosciuto a molti. Nato nel 1947, emigrato dall’Ungheria al Canada dopo il 1956, vive nel Regno Unito dal 1969, con un passato nella sinistra radicale (ovviamente antisovietica) e un presente nel think tank Mathias Corvinum Collegium di Bruxelles legato alla destra di Viktor Orbàn. Professore emerito di Sociologia all’Università di Kent e redattore del magazine online Sp!ked, che si colloca su posizioni proprie dell’estrema destra libertariana. Ciononostante, i suoi libri hanno una diffusione che va ben oltre l’orizzonte politico delineato: in Italia, per dire, Furedi è pubblicato da Feltrinelli, Meltemi etc.
Qual è il brano scelto per la traccia?
Lo riportiamo qui: «Un’altra parola a cui talvolta si ricorre per riferirsi a questi venti-trentacinquenni è “adultescenti” (adultescent), che in generale indica coloro che, rifiutando di sistemarsi e di assumersi impegni, vorrebbero piuttosto continuare a fare festa anche durante la mezza età. Nondimeno, la mancanza di chiarezza a proposito del confine tra le generazioni è oggi ampiamente riconosciuta: così, quando il titolo di un articolo apparso su “The Atlantic” chiede When Are You Really an Adult? (Quando si è veramente adulti?), il pezzo prosegue la domanda retorica dichiarando: “In un’epoca in cui il confine tra infanzia ed età adulta è più sfumato che mai, che cos’è che rende le persone mature?”. Com’è prevedibile, l’articolo non dà una risposta e lascia semplicemente il lettore con la chiara impressione che, di qualunque cosa si tratti, l’età adulta è una seccatura. Secondo l’autore, “essere adulti non è sempre desiderabile”: “l’indipendenza può diventare un ordine” e “la responsabilità può trasformarsi in stress”.
La sensazione di sconforto che circonda l’identità adulta contribuisce a spiegare perché la cultura contemporanea si sforzi di preservare un confine tra la maturità e l’infanzia. La puerilità è idealizzata per la medesima ragione che molte persone si sgomentano al pensiero di vivere l’alternativa: maturità, responsabilità e impegno incontrano solo una debole convalida da parte della cultura contemporanea.»
La traccia chiede di rispondere ad alcune domande e riflettere sul tema del “confine” tra le generazioni. A primo acchito, dunque, siamo davanti ad una scelta di buonsenso, quasi banale: a dei giovani maturandi viene chiesto di riflettere su che cosa sia la maturità. Ma il diavolo, come si dice, è nei dettagli.
Il libro sui confini
Il brano è tratto da “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”. Nel libro in questione Furedi dipinge un mondo dominato da fluidità, abbattimento delle barriere, globalizzazione, confusione di ruoli, e sostiene che ci sia bisogno di ritracciare nuovi confini, pena l’incapacità, per l’umanità, di produrre senso ed elaborare giudizi. Qui già emerge il sostrato culturale tipico della destra: raccontare un mondo dominato dal globalismo è frutto, infatti, della più classica “sindrome dell’assediato” del pensiero conservatore. Mentre è sotto gli occhi di tutti che viviamo in un contesto molto poco fluido, dove proliferano muri, divisioni, contrasti e guerre, l’intellettuale di destra vede il contrario della realtà e si autorappresenta, conseguentemente, come portavoce di un’ideologia sotto attacco, oppressa, minoritaria. Un po’ inconsapevolmente, ma molto no, il pensiero di destra da sempre sgomita per occupare il ruolo dell’escluso, del discriminato e minoritario in lotta contro i poteri forti e le ideologie dominanti: anche quando, come ora, è chiaro come il sole che ad essere egemonica è proprio l’ideologia del confine, della separazione, della differenza vista come minaccia.
Il concetto di adultescente e la sua pericolosità
Il brano scelto, però, non si colloca su terreni complicati e insidiosi; si concentra, infatti, su che cosa significhi essere adulti in un mondo dove chi lo è anagraficamente spesso non lo é, rifiuta di esserlo, anche rispetto alle responsabilità da assumersi. Molte persone potrebbero condividere questo assunto, e siamo convinte che con questo spirito molte studentesse e studenti l’abbiano scelto: c’è un dato di realtà, infatti, nello slittamento in avanti dell’età in cui ci si “assume delle responsabilità” nelle società occidentali. Ma chiediamoci innanzitutto che cosa si celi dietro la parola “responsabilità”. Il brano parla di “indipendenza” (intendiamo economica) e ascrive al mondo della fanciullezza il “rifiuto di sistemarsi” (ancora economia) e il desiderio di “continuare a fare festa”. Che cosa significhi “responsabilità” per Furedi, dunque, è chiaro: lavoro e famiglia, impegni individuali che presuppongono volontà di essere indipendenti economicamente e di mettere al mondo dei figli, rinunciando al tirare tardi e alla festa. Non sembra essere incluso, nel concetto furediano di responsabilità, l’impegno collettivo, l’attenzione a problemi più grandi del proprio io, la sensibilità e l’azione su questioni di rilevanza generale: banalmente, l’attivazione delle giovani generazioni contro il genocidio a Gaza, o prima ancora contro l’ecocidio, non rientrano in ciò che, in questo brano, si intende per “responsabilità”.
Questo è il primo problema, ma non l’unico. Perché, per l’autore, sempre più adulti restano adolescenti? La risposta che si dà è culturale: la società contemporanea non dà importanza alla separazione dei ruoli, è fluida, e stressa eccessivamente, fino a portare sgomento, l’idea di assumersi in prima persona l’impegno di mantenersi, ad esempio, o di sistemarsi. Con una spiegazione del genere, scompare del tutto dall’orizzonte – anche questo è un classico del pensiero di destra – il dato materiale.
Se l’adulto è “immaturo” è perché vive in una società che impedisce strutturalmente di “emanciparsi”, dal momento che quote sempre maggiori di salario vengono sottratte alla classe lavoratrice, e che le giovani generazioni, dappertutto in Europa, si confrontano con una realtà triste fatta di lavori precari, paghe da fame, tagli al welfare, costi abitativi alle stelle che impediscono, letteralmente, di uscire dalla casa dei propri genitori. Tutto ciò, provato da centinaia di analisi statistiche e studi scientifici e vissuto sulla propria pelle da milioni di persone, è ricondotto ad una “debolezza” psicologica, ad un vizio educativo, per cui i nostri giovani vogliono solo continuare a divertirsi, sono smidollati, bamboccioni, pigri, incapaci di affrontare la realtà.
Frank Furedi parla esattamente di questo in un articolo su Sp!ked del 30 Maggio scorso, dal titolo “I giovani sono intrappolati da aspettative orrendamente basse. Se in UK, afferma l’autore, c’è più di un milione di giovani NEET è perché sono infantilizzati e disabituati a prendersi impegni. Ma, attenzione, non è solo questo. In coda al testo, afferma che, certamente, i britannici (attenzione al termine), non sono stati aiutati dall’immigrazione di massa, la deindustrializzazione e il “welfarismo”. Ecco quindi che si inizia a svelare che cosa si nasconde dietro l’approccio “culturale” di Furedi: il problema è la debolezza delle giovani generazioni, ma questa è stata causata dai fattori elencati sopra, tremendamente materiali. La soluzione, quindi, è tornare al bel mondo di una volta, dove l’UK (ma il ragionamento vale per tutti i paesi) aveva le industrie, non c’erano gli immigrati e non c’era la pappa pronta dello Stato a sostenere i pigri. E dire che il tatcherismo, nel Regno Unito, ha spazzato via abbastanza welfare, ci pare…
Il mondo di Furedi, spiegato semplice
Non serve, quindi, andare a leggere tutta la sua bibliografia per capire dove voglia andare a parare: i nostri problemi sono causati da un mondo senza confini: tra uomo e donna, cittadino e straniero, giovane e adulto, pubblico e privato. Questi confini sono stati abbattuti dall’ideologia woke, dalla cancel culture, dal globalismo; ripristinarli è condizione necessaria e sufficiente per tornare al bel mondo antico di una volta (che, lo sappiamo, era bello solo per gli oppressori).
Dietro la favoletta sulla necessità di ristabilire confini si nasconde, quindi, e nemmeno bene, la solita vecchia merda razzista, suprematista e omofoba. In una fase storica in cui, lungi dall’aver rimosso confini e frontiere, si alzano muri, si dà la caccia agli stranieri, si riempiono le piazze al grido “Remigrazione”, un autore come Furedi dovrebbe esultare, perché i suoi sogni si realizzano; la narrazione di destra riesce invece a propagandare la sua spazzatura ideologica come minoritaria e oppressa, e in questo modo lavora ad un continuo slittamento verso il peggio della finestra del pensabile e del dicibile.
Nei suoi interventi pubblici, molti dei quali ospitati sulla rivista online Spiked, questo slittamento, Furedi, l’ha abbondantemente compiuto. Sfogliare le pagine degli articoli a suo nome è una discreta galleria dell’orribile banalità di destra: si va dal piagnisteo perché troppa gente si laurea (invece di lavorare), al multiculturalismo che alimenta l’odio, ad attacchi contro il linguaggio inclusivo e le carriere alias, passando (stupiti?) per la difesa a spada tratta di Israele nella sua guerra per la sopravvivenza. Questo è l’autore scelto da Valditara per una delle tracce del testo argomentativo.
Perché Furedi è più pericoloso di Mussolini?
Ma, dirà qualcuno, c’è anche Saragat tra le tracce. C’è Pavese. È capzioso attaccarsi ad un solo autore per accusare il governo di aver voluto condurre un’operazione di egemonia culturale anche attraverso le tracce della Maturità.
Il problema è esattamente il contrario: l’operazione culturale è tanto più pericolosa perché Furedi è in compagnia di Saragat e Pavese; perché Furedi non é Mussolini, o Julius Evola; perché il brano è “innocuo” e di “buon senso”.
La sinistra liberale e mainstream si accende, pavlovianamente, quando le si sventolano le bandierine davanti, ma per il resto del tempo si crogiola nel suo infinito snobismo culturale, che le impedisce finanché di supporre che l’avversario sia alla sua altezza. L’avversario, anzi il nemico, invece, non solo è all’altezza degli epigoni della socialdemocrazia europea, ma lavora con un livello di sofisticatezza incredibilmente superiore. Per questo sa bene che non serve a nulla attaccarsi a miti e simboli passati; capisce altrettanto bene che radunarsi in camicia nera e stendere il braccio è inutile e controproducente (anche se, di tanto in tanto, nostalgia canaglia…); ciò che vuole e persegue è penetrare nel senso comune con idee reazionarie mascherate da buon senso. Individuare elementi di realtà e darne una spiegazione apparentemente sensata ma occultante le vere cause. È esattamente ciò che Valditara ha fatto nella scuola: è partito da un dato difficilmente negabile, quello della crisi dell’istituzione scolastica, per individuarne le cause nella perdita di autorevolezza dei docenti, nella mancanza di rispetto, nei telefonini, nell’abbandono dei programmi…sono tutti elementi che, presi singolarmente, trovano insospettabili condivisioni e sfondano, letteralmente, anche a sinistra. Questo perché la sinistra non è, in questa fase, minimamente in grado di elaborare letture complessive di cause e rimedi, né di avanzare soluzioni. Quella mainstream è incapace perché ha fatto propria, in tutto e per tutto, la ragione-mondo neoliberale, quindi non contesta la destra sul piano materiale di un altro mondo possibile; quella cosiddetta “radicale” perché paga amaramente le conseguenze della distruzione pressocché totale della capacità di elaborazione e di intervento nel campo culturale, e prima ancora della pensabilità dell’alternativa.
I nostri compiti
È per questa ragione che perdiamo tutto questo tempo su Furedi e Valditara. Di fronte ad una scelta così smaccatamente di destra e contemporaneamente così innocente, il lavoro di ricostruzione di capacità critica che abbiamo di fronte è immane. Dobbiamo smontare gli artefatti dei nostri nemici, pezzo dopo pezzo, e mostrare l’orribile verità che nascondono; rispondere punto per punto, decostruire e risemantizzare parole e concetti che ci sono stati sottratti; contendere il senso comune alla destra nell’epoca in cui questa è più forte da quarant’anni a questa parte. Iniziando anche da cose banali, come un esame di maturità.



