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“remigrazionisti” e antirazzisti: i diritti e le lotte delle persone straniere ci riguardano

Mariema Faye

Sabato 13 Giugno a Roma si è tenuta la manifestazione per la “remigazione” durante la quale sono stati cantati cori per il duce, “mussulmano pezzo di m***a”“deportiamoli” ecc. Con la parola remigrazione la destra radicale europea indica la proposta di ritorno forzato o “volontario” di persone migranti nei loro paesi di origine (a volte anche dei loro discendenti). Questa proposta ideologica che non nasce dal nulla. Le immagini di Roma con le bandiere tricolore e la gente che fa il saluto romano non devono stupirci: le politiche di questo paese ed europee hanno avuto una svolta anti migratoria e razzista notevole soprattutto negli ultimi anni.

Solo in Italia, infatti, abbiamo avuto partiti di sinistra come il Partito Democratico che con il suo decreto Minniti nel 2017 riduceva alcune possibilità di ricorso per i richiedenti asilo respinti e ampliava i centri per il rimpatrio degli stranieri irregolari (CPR). O ancora il Movimento 5 Stelle che insieme alla Lega con i pacchetti sicurezza del 2018 e del 2019 hanno abolito del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da forme più limitate di protezione, aumentato il tempo massimo di permanenza nei CPR, ristretto l’accesso al sistema di accoglienza per alcuni richiedenti asilo, criminalizzato le ONG ed introdotto norme aggiuntive su ordine pubblico e manifestazioni. Anche chi ha fatto una campagna politica non apertamente anti-immigrati ma fingendosi alleato come il Governo Conte II ha poi legiferato con l’allora ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova uno scempio come la Sanatoria del 2020 che invece che “sconfiggere il caporalato” ha solo aumentato il ricatto che i padroni potevano imporre ai lavoratori immigrati che già grazie alla Bossi-Fini vedono il proprio permesso di soggiorno (e quindi la possibilità di avere una vita dignitosa) legato al contratto di lavoro (e quindi maggiore potere a chi assume).

Legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro vuol dire dare ai datori di lavoro un vero e proprio strumento di ricatto. Se vuoi lavorare devi farlo in condizioni peggiori, con un salario inferiore, con un contratto che dichiara meno ore rispetto a quelle effettive e queste condizioni disumane vengono accettate proprio perché senza contratto quando ti scade il permesso di soggiorno puoi avere diversi problemi fino ad arrivare ad essere irregolari. Essere irregolari vuol dire di fatto accettare condizioni di lavoro ancora più precarie e degradanti. L’essere considerati solo forza lavoro a basso costo permette alla famiglia Lovato di sfruttare Satnam Singh e di farlo morire agonizzante sotto casa invece che chiamare i soccorsi dopo un incidente sul lavoro. È l’essere considerati solo forza lavoro a basso costo che permette ai caporali di bruciare vivi Amin, Ullah, Safi e Waseem. 

La stessa sindaca di Genova Silvia Salis fingendo di avere idee di sinistra conferma invece quanto sia pericolosa la posizione delle sinistre “progressiste” e speculare a quella delle destre. Se da una parte infatti organizza eventi techno con Charlotte de Witte ed interviene pubblicamente a sostegno del popolo palestinese dall’altra sostiene che il ruolo di un eventuale CPR a Genova sia totalmente “marginale”. Marginale non perché i CPR siano dei lager dove persone come Ousmane Sylla e Moussa Balde perdono la vita per le condizioni disumane e degradanti, marginale non perché la detenzione amministrativa (tra l’altro la stessa che viene utilizzata da Israele per imprigionare i palestinesi) sia in barba ad ogni trattato internazionale ma perché “se non ci sono gli accordi di rimpatrio le persone ad un certo punto escono e rimangono sul territorio”. Per Salis quindi il problema non è la totale assenza di diritto all’interno dei CPR ma la loro scarsa “efficacia”, il fatto che poi queste persone non vengono rimpatriate e che quindi rimangono in Italia. Ricordiamo che la detenzione all’interno dei CPR non prevede che la persona migrante abbia commesso un reato ma che sia sprovvista di permesso di soggiorno: lo Stato che ti obbliga a l’irregolarità privandoti di un permesso di soggiorno poi ti punisce per la stessa condizione nella quale ti ha posto. E’ quindi evidente che alla Salis le persone straniere servono quando può fare propaganda elettorale facendo leva su un sentimento pro Palestina, che si è via via diffuso ed è diventato maggioritario nel nostro Paese, e non servono più quando può fare propaganda elettorale facendo leva su un sentimento anti-immigrato e sulla guerra tra poveri che i governi hanno fatto avanzare tra la popolazione. 

È inevitabile che, con questi presupposti, personaggi come il Generale Vannacci prendano sempre più spazio e che una proposta assolutamente ideologica (e non realizzabile) come la Remigrazione avanzi. Lo fa purtroppo non solo nelle destre radicali ma anche tra chi cade nella trappola della guerra tra gli ultimi e crede che il proprio nemico sia chi accetta stipendi da fame. “Ci rubano il lavoro” è uno slogan che nasconde una parte di verità. Non quella usata dalle destre per creare allarmismo e divisione ma quella per cui chi è più ricattabile accetta condizioni di lavoro peggiori e stipendi miseri e quindi parte una gara al ribasso nella quale gli unici a trarne vantaggio sono come sempre i padroni. In questo scenario è necessario ricordare quindi che l’avanzamento della classe lavoratrice migrante è una vittoria anche per quella italiana. 

Ed è a proposito di questo che si rende necessario parlare anche di questa vignetta:

Fortunatamente il 13 Giugno si sono costruiti momenti politici contro la piazza razzista per la Remigrazione ed i movimenti, la società civile è scesa in piazza rivendicando l’antifascismo e l’antirazzismo. Tra le pagine che hanno rilanciato questo corteo alcune hanno spiegato le motivazioni per le quali sono contro la remigrazione e tra queste c’è chi ha utilizzato questo fumetto.
A dispetto della volontà degli autori, questo fumetto è pericoloso e presta il fianco proprio alla narrazione delle destre. Si vedono una badante, un lavoratore della logistica e un lavoratore di un minimarket h24. Tre lavoratori, tre persone razzializzate che fanno dei lavori specifici che sono spesso associati a persone migranti. Quante volte ci sarà capitato di sentire chiamare un lavoro con il nome di un’intera nazione? Siamo oramai abituati ad attribuire a donne filippine il ruolo di collaboratrici domestiche, a donne ucraine quello di badanti. Il termine Bangla indica un negozio aperto a tutte le ore del giorno di tutti i giorni dove all’interno i lavoratori migranti passano 14 ore al giorno. Un cambiamento necessita di un avanzamento materiale della classe e dire “noi questi qui li vogliamo perché fanno dei lavori essenziali”  – soprattutto quando questi lavori sono stereotipati da un punto di vista della rappresentazione e super sfruttati da un punto di vista materiale – è contro ogni processo di miglioramento e trasformazione dell’esistente.

Le persone migranti non devono essere vessate, private dei diritti, rimpatriate non perché sono necessarie in dei settori più o meno specifici e strategici, ma perché sono nostre alleate di classe. Adil Belakhdim, lavoratore della logistica aveva 37 anni quando è morto investito e ucciso da un camion guidato da un autista che ha forzato il picchetto di protesta. Adil era un uomo di lotta prima che un lavoratore della logistica. Soumaila Sacko era un sindacalista e lottava per i diritti dei braccianti prima di essere ucciso con un colpo alla testa.

Il cambiamento radicale queste persone migranti ce lo insegnano ogni giorno che nelle case, nelle campagne, nelle strade dove lavorano sfruttati si organizzano per un miglioramento della loro condizione, del loro avvenire. Questo cambiamento riguarda tutte e tutti noi, è una necessità comune.


A Napoli il 20 Giugno (H 10, PIAZZA GARIBALDI) si terrà una manifestazione contro i CPR, il razzismo, lo sfruttamento, le guerre ti invitiamo ad aderire all’appello QUI

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