La vittoria del socialista democratico Zohran Mamdani alle elezioni per la carica di sindaco di New York rappresenta, politicamente parlando, un importante passo in avanti. La sua campagna ha galvanizzato milioni di persone a New York e in tutti gli Stati Uniti, sfidando ogni pronostico e gettando letteralmente nel panico ampie fasce delle élite al potere.
L’elezione del sindaco di NYC è l’espressione di una sensibilità più generale che riguarda milioni di persone negli USA, persone che desiderano che qualcuno si posizioni in netto contrasto con le politiche del Presidente Trump (sia per quel che riguarda la politica interna che estera) e migliori condizioni di vita per la classe lavoratrice e che sono stanche dello stallo in cui si trova il Partito Democratico.
È così che Mamdani, un socialista democratico di 34 anni quasi sconosciuto al pubblico fino a meno di un anno fa, ha sconfitto Andrew Cuomo, uno dei nomi più noti della politica newyorkese. Il fatto che questa svolta sia avvenuta nel centro della finanza mondiale, nella città che è diventata simbolo di capitalismo, è un evento positivo e promettente per tutto il mondo: le crepe iniziano ad aprirsi anche nel ventre della bestia.
Questa settimana, un editoriale del Washington Post ha definito il successo di Mamdani “un monito ai rappresentanti del Partito Democratico pro business” e ha ammesso che “i sostenitori del libero mercato” non sono riusciti a difendere il capitalismo. Infatti, i media mainstream stanno interpretando correttamente il vero significato dell’elezione di Mamdani: il suo successo non riguarda semplicemente lui come individuo, bensì ha un significato politico-sociale più ampio. La sua campagna riflette la crescente coscienza di classe tra vasti strati di popolazione e, allo stesso tempo, la perdita di legittimità politica e ideologica delle classi dominanti per un’intera generazione – nonostante i milioni investiti dai ricchi conservatori nella campagna di Cuomo. Anche il Partito Democratico ha perso di credibilità “a sinistra” visto che per decenni si è fatto dettare l’agenda da sostenitori miliardari, lobby e i consulenti e ha imposto in questo modo la falsa scelta tra due “destre”, tra due forme di liberismo sfrenato: quello conservatore e quello progressista.
Al contrario, Mamdani ha invocato le politiche liberali del New Deal che hanno caratterizzato i Democratici dagli anni ’30 agli anni ’60. Il fatto che affitti e cibo a prezzi accessibili, i trasporti pubblici e l’assistenza all’infanzia gratuiti siano considerati rivendicazioni “radicali” è solo la prova di quanto si sia spostata a destra l’intera la classe dirigente, sia democratica che repubblicana. Le riforme economiche proposte da Mamdani, anche se minime e ragionevoli, sono considerate come un pericolo: le lavoratrici e i lavoratori potrebbero iniziare a chiedere ancora di più!
Non ci dobbiamo però illudere: un socialista alla guida di un governo municipale capitalista non può cambiare il carattere neoliberista e razzista dello Stato, né può risolvere le contraddizioni fondamentali del sistema. Vincere le elezioni è una cosa ben diversa da prendere il potere.
La burocrazia cittadina, il potere legislativo e la stessa macchina del Partito Democratico saranno infatti un ostacolo alle riforme progressiste proposte da Mamdani. Ciò significa che non potranno essere realizzate seguendo semplicemente l’iter legislativo. Per ottenerle, ci vorrà un movimento popolare e di massa, organizzato a tutti i livelli – territoriale, sui posti di lavoro, nelle scuole, etc. – capace di incanalare e scatenare tutta la forza delle persone che realmente vivono e “fanno funzionare” New York City. Questo è ciò che cambierà il rapporto di forze e metterà alle strette gli speculatori immobiliari, le élite aziendali e i loro sostenitori. In parole povere, non c’è modo di risolvere le complesse questioni che affliggono i newyorkesi senza un movimento di massa, di una spinta dal basso che sostenga e promuova le iniziative prese dall’alto.
I media mainstream hanno già creato una narrazione secondo cui sarebbe irrealistico per Mamdani portare avanti il suo programma. Una parte dei democratici, ma anche i repubblicani e i tecnocrati, vogliono che Mamdani diventi un “fallimento controllato”, in modo da dimostrare che il socialismo democratico non può funzionare. E il nuovo sindaco parte effettivamente da una posizione di svantaggio: deve cercare di portare avanti il suo programma senza poter contare su un partito socialista popolare, indipendente, di massa. Questo lo ha anche spinto a dimostrarsi pronto a fare concessioni all’interno degli ambiti più pro business del Partito Democratico e a provare a convincere facendo leva sul piano etico milionari e miliardari, di fronte alle minacce di fuga di capitali, a rimanere “per il bene della città”.
Ma Mamdani, subito dopo le elezioni, ha anche detto che spera che le attiviste e gli attivisti volontari della sua campagna elettorale non smettano di organizzarsi e che si impegnino “per tutta la vita nella lotta”. E sarà proprio questa una delle grandi sfide del progetto politico di Mamdani: incanalare l’energia di tutte le persone che lo hanno sostenuto in un movimento di massa permanentemente mobilitato volto a costruire organizzazioni della classe lavoratrice indipendenti dai partiti tradizionali e a lottare per garantire che queste proposte programmatiche diventino realtà – e per andare ben oltre alle riforme proposte.
Nelle prossime settimane, la scena politica del Paese diventerà ancora più dinamica e complessa. Di fronte agli attacchi ripetuti di Trump alla classe lavoratrice – sia alla parte autoctona che a quella migrante – milioni di persone si sono mobilitate durante le più grandi giornate di protesta nella storia degli Stati Uniti, le dimostrazioni pubbliche del No Kings Day. Inoltre, diversi settori si stanno già muovendo verso uno sciopero generale volto a respingere gli attacchi ai diritti sociali e la militarizzazione delle loro vite. La vittoria di Mamdani è sicuramente un ulteriore indicatore del fatto che le persone sono pronte a mettersi in gioco. Ed è proprio in questo che risiede la speranza per il futuro.
*Parziale traduzione del comunicato del Party for Socialism and Liberation che trovate qui.



